From POLYETHYLENE TEREPHTHALATE WASTE to BIOACTIVE POLYMERS: an innovative bioeconomy approach
ProgettoIl progetto PET2POLY affronta il problema dell’accumulo di microplastiche di polietilene tereftalato) (PET) negli ecosistemi acquatici. Il PET è uno dei polimeri più prodotti al mondo, ma solo il 21% viene attualmente riciclato. Il suo accumulo nell’ambiente comporta rilevanti rischi eco-tossicologici per gli ecosistemi e per la salute umana.
PET2POLY propone una soluzione biotecnologica innovativa: utilizzare enzimi batterici ingegnerizzati per depolimerizzare il PET post-consumo e convertirlo in composti aromatici ad alto valore aggiunto (acido vanillico, VA, e vanillina V) da impiegare come building block per la sintesi di nuovi polimeri bioattivi. Il progetto coinvolge l’Università dell’Insubria (The Protein factory e il Laboratorio di Chimica dei polimeri e Catalisi Sostenibile) e il CNR (IRSA, Istituto di Ricerca sulle Acque, e IPCB, Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali).
Tra i principali risultati raggiunti: la produzione della variante TN-ΔLCC dell’enzima LCC, con attività catalitica migliorata (~3,7 volte a 37 °C) e capace di depolimerizzare quasi completamente il PET amorfo a temperatura moderata; la costruzione di ceppi di E. coli ingegnerizzati per la bioconversione di TPA in PCA (resa >95%), di PCA in VA (resa >90%) e la riduzione di VA a vanillina; la messa a punto di un protocollo per il recupero di micro-PET da acque dolci contaminate; la sintesi di polisaccaridi (alginato, chitosano) funzionalizzati con VA, con proprietà antimicrobiche e potenziali applicazioni in campo biomedico e nel packaging sostenibile.
PET2POLY dimostra la fattibilità di un processo biotecnologico per la trasformazione di rifiuti plastici in materiali ad alto valore aggiunto, contribuendo allo sviluppo di una filiera verde secondo i principi della bioeconomia circolare.
PET2POLY propone una soluzione biotecnologica innovativa: utilizzare enzimi batterici ingegnerizzati per depolimerizzare il PET post-consumo e convertirlo in composti aromatici ad alto valore aggiunto (acido vanillico, VA, e vanillina V) da impiegare come building block per la sintesi di nuovi polimeri bioattivi. Il progetto coinvolge l’Università dell’Insubria (The Protein factory e il Laboratorio di Chimica dei polimeri e Catalisi Sostenibile) e il CNR (IRSA, Istituto di Ricerca sulle Acque, e IPCB, Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali).
Tra i principali risultati raggiunti: la produzione della variante TN-ΔLCC dell’enzima LCC, con attività catalitica migliorata (~3,7 volte a 37 °C) e capace di depolimerizzare quasi completamente il PET amorfo a temperatura moderata; la costruzione di ceppi di E. coli ingegnerizzati per la bioconversione di TPA in PCA (resa >95%), di PCA in VA (resa >90%) e la riduzione di VA a vanillina; la messa a punto di un protocollo per il recupero di micro-PET da acque dolci contaminate; la sintesi di polisaccaridi (alginato, chitosano) funzionalizzati con VA, con proprietà antimicrobiche e potenziali applicazioni in campo biomedico e nel packaging sostenibile.
PET2POLY dimostra la fattibilità di un processo biotecnologico per la trasformazione di rifiuti plastici in materiali ad alto valore aggiunto, contribuendo allo sviluppo di una filiera verde secondo i principi della bioeconomia circolare.