Occupational exposure to CArcinogEns: perspectives for ChemIcaL rIsk Assessment approaches, towards a toxic-free Environment in a prevention-through-design framework
ProgettoIl progetto PRIN 2022 CAECILIAE ha affrontato la valutazione dell’esposizione professionale ad agenti cancerogeni, assumendo il cromo esavalente [Cr(VI)] come caso di studio prioritario. L’obiettivo era migliorare l’integrazione tra monitoraggio ambientale, biomonitoraggio e metodi analitici, a supporto di una caratterizzazione più accurata dell’esposizione e di una gestione più mirata del rischio chimico nei luoghi di lavoro.
Lo stato dell’arte è stato definito attraverso due revisioni sistematiche, dedicate ai metodi di monitoraggio ambientale del Cr(VI) e all’impiego del condensato dell’aria esalata nella valutazione dell’esposizione in attività di saldatura. Le revisioni derivate dal progetto hanno evidenziato criticità ancora aperte: instabilità del Cr(VI) durante campionamento e analisi, difficoltà di distinguere le specie del cromo e standardizzazione ancora insufficiente di alcune matrici biologiche innovative.
La parte sperimentale ha previsto uno studio integrato in due aziende metalmeccaniche del Nord Italia, con 22 saldatori e 10 controlli amministrativi. Le concentrazioni aerodisperse di cromo totale e Cr(VI) sono risultate inferiori ai rispettivi valori limite di esposizione professionale, ma più elevate nei saldatori rispetto ai controlli. Il cromo urinario ha indicato un contributo occupazionale misurabile anche in condizioni di conformità ai valori limite, mentre il condensato dell’aria esalata ha mostrato una limitata capacità discriminante nello scenario studiato.
Nel complesso, il progetto ha fornito evidenze utili a rafforzare la valutazione dell’esposizione a Cr(VI) in ambito occupazionale, mostrando il valore di una lettura integrata dei dati ambientali, biologici e di processo. I risultati confermano l’importanza di non limitare la valutazione alla sola verifica del rispetto dei valori limite, ma di considerare anche indicatori di assorbimento, caratteristiche delle lavorazioni, efficacia delle misure tecniche e uso dei dispositivi di protezione. L’impatto pratico riguarda quindi il supporto a strategie di prevenzione più mirate, orientate al controllo dell’esposizione direttamente alla fonte, alla scelta di tecniche a minore emissione quando disponibili, alla verifica dell’efficacia dei sistemi di aspirazione localizzata e alla riduzione dell’esposizione al livello più basso concretamente raggiungibile, soprattutto in presenza di agenti cancerogeni.
Lo stato dell’arte è stato definito attraverso due revisioni sistematiche, dedicate ai metodi di monitoraggio ambientale del Cr(VI) e all’impiego del condensato dell’aria esalata nella valutazione dell’esposizione in attività di saldatura. Le revisioni derivate dal progetto hanno evidenziato criticità ancora aperte: instabilità del Cr(VI) durante campionamento e analisi, difficoltà di distinguere le specie del cromo e standardizzazione ancora insufficiente di alcune matrici biologiche innovative.
La parte sperimentale ha previsto uno studio integrato in due aziende metalmeccaniche del Nord Italia, con 22 saldatori e 10 controlli amministrativi. Le concentrazioni aerodisperse di cromo totale e Cr(VI) sono risultate inferiori ai rispettivi valori limite di esposizione professionale, ma più elevate nei saldatori rispetto ai controlli. Il cromo urinario ha indicato un contributo occupazionale misurabile anche in condizioni di conformità ai valori limite, mentre il condensato dell’aria esalata ha mostrato una limitata capacità discriminante nello scenario studiato.
Nel complesso, il progetto ha fornito evidenze utili a rafforzare la valutazione dell’esposizione a Cr(VI) in ambito occupazionale, mostrando il valore di una lettura integrata dei dati ambientali, biologici e di processo. I risultati confermano l’importanza di non limitare la valutazione alla sola verifica del rispetto dei valori limite, ma di considerare anche indicatori di assorbimento, caratteristiche delle lavorazioni, efficacia delle misure tecniche e uso dei dispositivi di protezione. L’impatto pratico riguarda quindi il supporto a strategie di prevenzione più mirate, orientate al controllo dell’esposizione direttamente alla fonte, alla scelta di tecniche a minore emissione quando disponibili, alla verifica dell’efficacia dei sistemi di aspirazione localizzata e alla riduzione dell’esposizione al livello più basso concretamente raggiungibile, soprattutto in presenza di agenti cancerogeni.