Data di Pubblicazione:
2025
Abstract:
L’arco temporale che scorre da Valentiniano I a Onorio è
centrale per la fioritura della città di Mediolanum, ma anche
per la crescita della consapevolezza della rilevanza della
conservazione delle infrastrutture idrauliche urbane, come
si evince dalle costituzioni emanate nella capitale in epoca
onoriana e volte alla tutela dell’integrità degli antichi giganti
di pietra di Roma e della Campania, cuore dell’impero.
Gli acquedotti rappresentano nel Tardo Antico un baluardo
strategico di fondamentale importanza: l’autosuficienza
idrica delle città, sottoposte spesso a stress militare dalle
incursioni barbariche, diventa un elemento primario per le
realtà urbane. Prima del trasferimento della corte di Onorio
a Ravenna nel 402, Milano rappresenta ancora un modello
pregnante di città imperiale nell’epoca in cui la centralità
rispetto alla pianura e l’assenza di difese naturali non erano
ancora considerati uno svantaggio: la situazione sarebbe
mutata repentinamente proprio nell’ultimo quarto del
IV secolo. In quel contesto, la grande città cisalpina doveva
avvalersi di un sistema di distribuzione idrica all’altezza di
una capitale imperiale e quindi, a specchio di Roma e Costantinopoli,
tutta la struttura doveva essere ben articolata
e studiata in un contesto territoriale in cui, se da una parte
non vi era penuria di acque, dall’altra non si potevano sfruttare
le pendenze in modo così semplice come in altre città.
Senza dubbio una realtà con simili caratteristiche e una
popolazione così abbondante, dove risiedeva stabilmente
la corte e, di conseguenza una élite composta da funzionari,
militari e popolazione economicamente agiata, aveva la
necessità di distribuire capillarmente acqua potabile fresca
e organoletticamente gradevole42.
L’area, strategicamente rilevante, del ritrovamento della costruzione
di cui tratta il presente volume e la sua ampiezza
risultano, dal confronto con i castella aquarum pubblici e
rispetto alla conformazione topografica cittadina, compatibili
con una identificazione dell’edificio con un castellum
per la distribuzione delle acque. Il fatto, poi, che le costituzioni
conservate nel Codice Teodosiano si occupino nella
sostanza di acquedotti posti geograficamente in luoghi
ove si percepiva più fortemente il declino e il pericolo della
mancanza della dovuta manutenzione indica, a mio avviso,
che la situazione mediolanense doveva essere percepita
come ancora sotto controllo, anche se l’abbandono da parte
della corte della città costituirà un duro colpo per Milano,
per la quale i secoli V e VI, fino alla distruzione durante
la guerra gotica, furono forse i più duri della storia.
centrale per la fioritura della città di Mediolanum, ma anche
per la crescita della consapevolezza della rilevanza della
conservazione delle infrastrutture idrauliche urbane, come
si evince dalle costituzioni emanate nella capitale in epoca
onoriana e volte alla tutela dell’integrità degli antichi giganti
di pietra di Roma e della Campania, cuore dell’impero.
Gli acquedotti rappresentano nel Tardo Antico un baluardo
strategico di fondamentale importanza: l’autosuficienza
idrica delle città, sottoposte spesso a stress militare dalle
incursioni barbariche, diventa un elemento primario per le
realtà urbane. Prima del trasferimento della corte di Onorio
a Ravenna nel 402, Milano rappresenta ancora un modello
pregnante di città imperiale nell’epoca in cui la centralità
rispetto alla pianura e l’assenza di difese naturali non erano
ancora considerati uno svantaggio: la situazione sarebbe
mutata repentinamente proprio nell’ultimo quarto del
IV secolo. In quel contesto, la grande città cisalpina doveva
avvalersi di un sistema di distribuzione idrica all’altezza di
una capitale imperiale e quindi, a specchio di Roma e Costantinopoli,
tutta la struttura doveva essere ben articolata
e studiata in un contesto territoriale in cui, se da una parte
non vi era penuria di acque, dall’altra non si potevano sfruttare
le pendenze in modo così semplice come in altre città.
Senza dubbio una realtà con simili caratteristiche e una
popolazione così abbondante, dove risiedeva stabilmente
la corte e, di conseguenza una élite composta da funzionari,
militari e popolazione economicamente agiata, aveva la
necessità di distribuire capillarmente acqua potabile fresca
e organoletticamente gradevole42.
L’area, strategicamente rilevante, del ritrovamento della costruzione
di cui tratta il presente volume e la sua ampiezza
risultano, dal confronto con i castella aquarum pubblici e
rispetto alla conformazione topografica cittadina, compatibili
con una identificazione dell’edificio con un castellum
per la distribuzione delle acque. Il fatto, poi, che le costituzioni
conservate nel Codice Teodosiano si occupino nella
sostanza di acquedotti posti geograficamente in luoghi
ove si percepiva più fortemente il declino e il pericolo della
mancanza della dovuta manutenzione indica, a mio avviso,
che la situazione mediolanense doveva essere percepita
come ancora sotto controllo, anche se l’abbandono da parte
della corte della città costituirà un duro colpo per Milano,
per la quale i secoli V e VI, fino alla distruzione durante
la guerra gotica, furono forse i più duri della storia.
Tipologia CRIS:
Articolo in Volume
Keywords:
castella aquarum; Milano; costituzioni imperiali; acquedotti pubblici
Elenco autori:
Biavaschi, Paola
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
La Pusterla dei Fabbri ele mura medievali di Milano. Indagini archeologiche nei cantieri della Linea 4 della Metropolitana