Dum videris unde ortum et nomen, citius vim eius intellegis. Isidoro di Siviglia e il sogno di una lingua e di un diritto universali
Chapter
Publication Date:
2025
abstract:
La storia medioevale ha riservato molte sorprese: mentre Isidoro scriveva,
si consolidavano in tutta Europa le lingue romanze, che, durante il Medioevo, si
parcellizzarono ancora, creando molti idiomi tra loro imparentati, ma spesso reciprocamente
poco comprensibili; a loro volta le lingue germaniche si sviluppavano
e si differenziarono, dando vita proprio all’incubo babelico dell’ispalense.
Tuttavia, dal punto di vista ecclesiastico, culturale e scientifico, la battaglia di Isidoro
si può dire abbia avuto successo: per molti secoli la lingua universale e veicolare
europea, con cui i dotti hanno scritto e discusso di diritto, di teologia, di
filosofia e di scienza, fu il latino, che permetteva la piena circolazione e comprensione
delle opere. Anche i popoli europei continuarono per molti secoli ad
ascoltare il latino durante le funzioni religiose, soprattutto nell’area cattolica, ove
la liturgia mantenne viva la lingua fino ad oltre la metà del XX secolo. Per quanto
riguarda la scienza, fu l’epoca illuminista a innovare profondamente, considerando
il latino come la lingua di cui si era informato il vecchio mondo, da combattere
e da abbattere. Tuttavia non era trascorso molto tempo dall’allontanamento
delle scienze dure dal latino che esse cominciarono a cercare una nuova
lingua universale reciprocamente comprensibile e il più possibile chiara: l’hanno
trovata prima nel francese, poi nell’inglese. A prescindere dalla durata nel futuro
dell’uso di tale lingua, che assai difficilmente raggiungerà il successo di quella latina,
è palese che una lingua veicolare in particolare per le scienze esatte sia di
enorme utilità. Il vagheggiamento isidoriano si è dimostrato e si dimostra non essere
semplicemente l’idea di un sognatore, ma la riflessione di un autentico ‘traghettatore’
di cultura.
si consolidavano in tutta Europa le lingue romanze, che, durante il Medioevo, si
parcellizzarono ancora, creando molti idiomi tra loro imparentati, ma spesso reciprocamente
poco comprensibili; a loro volta le lingue germaniche si sviluppavano
e si differenziarono, dando vita proprio all’incubo babelico dell’ispalense.
Tuttavia, dal punto di vista ecclesiastico, culturale e scientifico, la battaglia di Isidoro
si può dire abbia avuto successo: per molti secoli la lingua universale e veicolare
europea, con cui i dotti hanno scritto e discusso di diritto, di teologia, di
filosofia e di scienza, fu il latino, che permetteva la piena circolazione e comprensione
delle opere. Anche i popoli europei continuarono per molti secoli ad
ascoltare il latino durante le funzioni religiose, soprattutto nell’area cattolica, ove
la liturgia mantenne viva la lingua fino ad oltre la metà del XX secolo. Per quanto
riguarda la scienza, fu l’epoca illuminista a innovare profondamente, considerando
il latino come la lingua di cui si era informato il vecchio mondo, da combattere
e da abbattere. Tuttavia non era trascorso molto tempo dall’allontanamento
delle scienze dure dal latino che esse cominciarono a cercare una nuova
lingua universale reciprocamente comprensibile e il più possibile chiara: l’hanno
trovata prima nel francese, poi nell’inglese. A prescindere dalla durata nel futuro
dell’uso di tale lingua, che assai difficilmente raggiungerà il successo di quella latina,
è palese che una lingua veicolare in particolare per le scienze esatte sia di
enorme utilità. Il vagheggiamento isidoriano si è dimostrato e si dimostra non essere
semplicemente l’idea di un sognatore, ma la riflessione di un autentico ‘traghettatore’
di cultura.
Iris type:
Articolo in Volume
Keywords:
Idisoro di Siviglia; lingua universale; diritto classico; diritto visigoto
List of contributors:
Biavaschi, Paola
Book title:
Scritti in onore di Letizia Vacca