Il progetto ha analizzato dal punto di vista giuridico il ruolo delle “future generazioni”
nell’ambito della climate change litigation.
Dalla Dichiarazione di Stoccolma del 1972 in poi, che prevedeva al suo principio 1 "L'uomo ha il diritto fondamentale alla libertà, all'uguaglianza e a condizioni di vita adeguate, in un ambiente di qualità tale da consentire una vita dignitosa e in pieno benessere, e ha la solenne responsabilità di proteggere e migliorare l'ambiente per le generazioni presenti e future", il dibattito in materia di tutela delle future generazioni in ambito ambientale si è molto arricchito. Il Rapporto Brundtland del 1987 lo richiama esplicitamente nella definizione di sviluppo sostenibile, mentre dal 1990 in poi la locuzione «future generazioni» è stata introdotta in molte costituzioni. In particolare, da una analisi semantica condotta da un gruppo di ricercatori sulle Costituzioni dei Paesi delle Nazioni Uniti, la locuzione è oggi è presente esplicitamente in 81 delle 196 Costituzioni vigenti attualmente al mondo. Dal caso Juliana, et al. v. United States of America del 2015, le richieste di associazioni ambientali e ONG si sono concentrate nell’identificare anche le future generazioni come portatrici di interessi rispetto agli effetti negativi del cambiamento climatico anche nei casi portati davanti alle Corti contro gli Stati e le multinazionali. Tale argomentazione è stata ripresa nelle cause che si sono sviluppate in diversi contesti nazionali, che sono stati analizzati tenendo conto del rapporto tra meccanismo privatistico di responsabilità civile e le recenti riforme costituzionali in cui è stata inserita la tutela delle future generazioni.
nell’ambito della climate change litigation.
Dalla Dichiarazione di Stoccolma del 1972 in poi, che prevedeva al suo principio 1 "L'uomo ha il diritto fondamentale alla libertà, all'uguaglianza e a condizioni di vita adeguate, in un ambiente di qualità tale da consentire una vita dignitosa e in pieno benessere, e ha la solenne responsabilità di proteggere e migliorare l'ambiente per le generazioni presenti e future", il dibattito in materia di tutela delle future generazioni in ambito ambientale si è molto arricchito. Il Rapporto Brundtland del 1987 lo richiama esplicitamente nella definizione di sviluppo sostenibile, mentre dal 1990 in poi la locuzione «future generazioni» è stata introdotta in molte costituzioni. In particolare, da una analisi semantica condotta da un gruppo di ricercatori sulle Costituzioni dei Paesi delle Nazioni Uniti, la locuzione è oggi è presente esplicitamente in 81 delle 196 Costituzioni vigenti attualmente al mondo. Dal caso Juliana, et al. v. United States of America del 2015, le richieste di associazioni ambientali e ONG si sono concentrate nell’identificare anche le future generazioni come portatrici di interessi rispetto agli effetti negativi del cambiamento climatico anche nei casi portati davanti alle Corti contro gli Stati e le multinazionali. Tale argomentazione è stata ripresa nelle cause che si sono sviluppate in diversi contesti nazionali, che sono stati analizzati tenendo conto del rapporto tra meccanismo privatistico di responsabilità civile e le recenti riforme costituzionali in cui è stata inserita la tutela delle future generazioni.