Data di Pubblicazione:
2016
Abstract:
A tre anni dalla sentenza Tamerice, la Corte di Cassazione sembra essersi attestata sulla natura non antielusiva dell’art. 20 t.u. registro.
Le sentenze dello scorso dicembre confermano questo principio e ne stabiliscono un altro, di notevole importanza, secondo il quale l’art. 20, norma d’interpretazione degli atti, non può essere usata per contrastare condotte abusive, oggi punibili solo ai sensi e nei limiti dell’art. 10-bis, l. 212/00.
Tuttavia, residuano perplessità sull’interpretazione dell’art. 20 adottata dalla Cassazione, che non sembra coerente con la struttura dell’imposta né con la funzione della norma, guardata anche in una prospettiva storica
Le sentenze dello scorso dicembre confermano questo principio e ne stabiliscono un altro, di notevole importanza, secondo il quale l’art. 20, norma d’interpretazione degli atti, non può essere usata per contrastare condotte abusive, oggi punibili solo ai sensi e nei limiti dell’art. 10-bis, l. 212/00.
Tuttavia, residuano perplessità sull’interpretazione dell’art. 20 adottata dalla Cassazione, che non sembra coerente con la struttura dell’imposta né con la funzione della norma, guardata anche in una prospettiva storica
Tipologia CRIS:
Articolo su Rivista
Keywords:
Imposta di registro; atti collegati; art. 20 d.p.r. 131/1986; abuso del diritto
Elenco autori:
Canè, D
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